Collaborazione tra genitori e docenti strada maestra

La collaborazione tra genitori e docenti è la strada maestra per combattere l’indifferenza e la mancanza di valori del mondo giovanile. Sono due rami dello stesso albero che crescono con la stessa finalità: formare persone vere che sappiano dare vita ad una società solidale dove ognuno si senta accolto e valorizzato come persona. Se la famiglia rappresenta la prima scuola di vita e di relazione, la scuola integra il lavoro educativo iniziato dai genitori. L’ intesa tra genitori e docenti va quindi promossa a tutti i livelli ed alimentata continuamente da scambio di opinioni ed esperienze, nel rispetto delle reciproche competenze. I docenti possono darci la conferma che come genitori stiamo operando bene, se i nostri figli sono rispettosi degli insegnanti e dei compagni, se si relazionano con sufficiente disinvoltura, se sono propositivi.

Se così non fosse dovremmo solo ringraziarli di averci indicato difficoltà che sono presenti e che magari a noi erano sfuggite o avevamo sottovalutato.

Dovremmo preoccuparci di mantenere con i docenti, molti di loro pure genitori, un clima di confronto che predisponga ognuno ad accogliere le indicazioni dell’altro per formare ragazzi rispettosi. Criticare in famiglia, apertamente, l’operato di un docente crea un danno notevole al rapporto che deve sempre essere rispettoso tra genitori e scuola.

Questa oltre alla insostituibile valenza didattica, forma giovani che sanno interpretare gli eventi del periodo storico che vivono, grazie alla formazione di una capacità di discernimento che è genuinamente tale se si sviluppa in un’ ottica di condivisione.

E quindi a sospettare delle proposte che vengono presentate nella società come le uniche possibili, alimentando la creatività che ci porta a guardare la realtà da diverse prospettive, anche da quelle che si posizionano lontane dalla nostra visione del mondo.

Questa modalità di approccio relazionale, apre al nuovo, ci rende in grado di crescere grazie alle idee degli altri, piuttosto che rimanere arroccati in asfittiche visioni di realtà.

Solo l’accoglienza del pensiero dell’altro ci consente di percorrere nuovi sentieri della mente.