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La fragilità dei genitori nel gestire il rapporto oggi con i figli

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La fragilità dei genitori nel gestire il rapporto oggi con i figli

Lo smarrimento degli adulti

Davanti al rapido mutamento dei propri figli, nel periodo adolescenziale, gli adulti  provano un senso di smarrimento.

Durante l’adolescenza, infatti, si verifica un processo di distacco dai genitori. E’ il passaggio evolutivo più delicato della crescita umana, in cui il ragazzo cerca di creare la propria identità affrancandosi dalle figure genitoriali, maturando un bisogno di indipendenza che spesso sfocia nella ribellione.

Un ruolo fondamentale lo acquisisce la figura dell’amico in cui ogni adolescente si identifica, un confidente, qualcuno che può comprendere pensieri e desideri meglio dei genitori che spesso  cercano di prolungare l’infanzia del proprio figlio, temendo di perderlo.

Ecco che la famiglia tende a stendere le proprie ali protettrici sul figlio, nascondendolo dai pericoli, dalle delusioni e i dolori della vita. Credo che sia proprio questo il problema, molti adulti sbagliano: un adolescente deve andare in contro a tutte le esperienze della vita, quali negative e positive, imparando a vivere con gli altri e nella società.

La fragilità genitoriale è  comprensibile, il dialogo che durante l’infanzia sembrava ben instaurato muta radicalmente. Un figlio non sente più l’esigenza di  raccontare la propria giornata, di chiedere consigli, ma si “rinchiude” nel proprio mondo. Il filo conduttore che unisce l’adulto al ragazzo diventa  “difettoso”, non si comunica più, da un lato c’è una continua ossessione a conoscere, dall’altro nessun tipo di interesse a dialogare. Il genitore assume, molto spesso, comportamenti  autoritari, da qui nasce il conflitto. Esso, però,  non deve rappresenta qualcosa di assolutamente negativo, infatti potrebbe  facilitare l’espressione della propria individualità. Occorre, tuttavia, saper gestire questo momento, imparando a calibrare la comunicazione con il proprio figlio. Ma vorrei porre l’attenzione degli astanti  su un discorso  più ampio che investe l’intera società odierna. Oggi siamo testimoni di un’eclissi del principio di autorità: l’educatore, in generale, non sembra più rappresentare un simbolo sufficientemente forte per i giovani.

In senso educativo generale, i genitori devono rendere presenti nella vita dei ragazzi alcune dimensioni dell’emotività, quali la tenerezza, la gioia, la calma, il sentirsi guidati nella scoperta delle cose. L’assenza di tutto ciò porta a relazioni con gli altri caratterizzate dall’incapacità di comprendere l’altro e i suoi sentimenti. Noi ragazzi siamo invasi da una moltitudine di stimoli, che sviluppano l’immaginazione, ma diminuiscono la capacità di ascoltarsi e di sentire, fino ad una povertà emotiva.

Quando la famiglia è fragile, il ragazzo tende ad identificarsi nel gruppo, che diventa un punto di riferimento. Ciò può essere rischioso se a predominare è qualcuno che vuole affermare a tutti i costi la propria personalità.

In famiglia i genitori scaricano le responsabilità: nessuno dei due si fa carico di imporre delle regole, perché non vuole apparire il cattivo della situazione. In questo modo il ragazzo non è in grado interiorizzare tali regole. E allora succede che l’adolescente costruisce una propria morale che gli permette di prevalere sugli altri.

La famiglia rimane la più importante e decisiva comunità educante. Per essa, andare contro corrente significa evitare, anzitutto il permissivismo ed aprirsi all’ascolto.

 

Norma Sabatino
2017-04-19T12:49:49+00:00

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