Ciò che penso non può essere vero?

A tavola, durante pranzo e cena, spieghiamo, in un sano scambio di vedute, che la realtà può essere vista da diverse prospettive.  Educhiamo i figli a capire che il loro modo di vedere le vicende umane è perfettibile e quindi non depositario della verità assoluta.Solo così chi la pensa diversamente da me non è un avversario ma è portatore di una opportunità di crescita e mi aiuta ad “allargare “la mente.Ciò insegna a modulare l’intensità delle emozioni e ci permette di ragionare con ponderatezza sulle varie vicende. Pensiamo quante volte i figli rientrando da scuola buttano lo zaino per terra dicono: “il professore ce l’ha con me, non mi può vedere, oggi ne ho avuto la conferma. Mi ha messo 4 nel compito di matematica”.

Quanti di noi affrontano la salita rappresentata dal far capire al figlio che magari il voto era meritato perché studia poco o male e quanti imboccano la confortante discesa della condiscendenza?

Vi chiederete quale sia il vantaggio ad avere più rappresentazioni della realtà perché la prima è quasi sempre malevola e ci intrappola in una emotività paranoide. Non mi ha salutato perché ce l’ha con me.

Preferisce gli altri amici a me perché mi odia e l’avevo già capito, e così si potrebbe continuare per giorni ad elencare esempi in cui un unico modo di vedere la realtà ci indirizza verso la malevolenza.

Se aggiustassimo il tiro dicendo a noi stessi: non mi ha salutato perché non mi ha visto e probabilmente era pure preso dai suoi pensieri, l’iniziale paranoia svanirebbe in compassione.

Allora proponiamo ai figli di pensare almeno un’altra ipotesi di realtà, ogni volta che concludono il loro dire con un “ ce l’ha con me”.

Ovvio che la seconda ipotesi dovrà avere una emozione connessa diversa dalla prima, altrimenti giriamo a vuoto attorno allo stesso punto.

Se saremo capaci, col tempo e con un training lungo una vita, di insegnare ai nostri figli questo metodo di analisi della realtà, avremo dato loro uno dei tesori più belli che possano ricevere in dono: la capacità di spegnere l’ansia della relazione.

E qui con le parole di Marco, un giovane di 18 anni,

vorrei farvi percepire, dal vivo, cosa sia la paura generata da idee radicate ed immodificabili tanto da costituire un ostacolo insormontabile alla capacità riflessiva.

Mi scrive Marco: “ il vento dell’ansia soffia sempre sulle mie idee, ma lo sento ancora più forte quando i miei compagni di scuola mi invitano alle loro feste. Questa è per me la situazione peggiore: se parlo mi sento inadeguato e se mi invitano a ballare vado in panico.

Imprigionato in questa mia capacità aggravata dal sentirsi osservato, trascorro il tempo smanettando col mio cellulare, nel vano tentativo di placare il mio cuore impazzito. Mi sento come un albero scosso dal vento e con le idee che volteggiano nella mia testa come le foglie sui prati ingialliti d’autunno.

Insegui una idea ed appena stai per afferrarla un altro soffio di vento la allontana.

MI guardo intorno, fortemente turbato, vagando tra i compagni festanti, ma la furia della mia burrasca emotiva mi porta a pagarne l’inevitabile prezzo sentirsi solo in mezzo alla gente.

Rientro a casa e qui tutto si placa, ma è una quiete che sa di sconfitta, mi addormenterò e sognerò di svegliarmi diverso e lontano da me”.

Grazie a Marco capiamo ancora meglio cosa significhi avere carenti abilità di socializzazione , che tipo di emozioni questa condizione ci suscita e quanto sia difficile vivere in un contesto relazionale quando non si ha la capacità di immaginare situazioni alternative al contingente che ci angoscia.

Queste abilità si acquisiscono e si perfezionano in famiglia, cadendo sotto il peso degli sbagli e rialzandosi con l’entusiasmo di chi vuole imparare a cogliere le opportunità che la vita gli offre.

Trasformando le relazioni in intesa ed  esprimendo l’incanto di un domani migliore.